Camminare è bello

E’ arrivata la primavera.

La temperatura si è addolcita, le giornate si sono allungate e i nostri istinti animali ci portano a stare all’aperto. Arriva la primavera e cominciamo a pensare all’attività fisica. Quella più facile da praticare è sicuramente camminare.

Al proposito, segnaliamo un interessante libro:

Camminare, un gesto sovversivo, di Erling Kagge, Einaudi Stile Libero

in cui l’autore, formidabile camminatore, invita ciascuno dei suoi lettori a rivalutare la possibilità di muoversi a piedi, sia per grandi che per piccoli spostamenti, cercando di attivare i recettori del nostro corpo degli “enzimi” generati dai piedi che si muovono: il cervello ha più tempo per pensare, la circolazione sanguigna fluidifica, l’umore, stimolato dalla possibile socialità migliora e la struttura muscolare si rafforza. Il tutto, naturalmente, a patto che il camminare non si risolva in una corsa contro il tempo e che si cerchi, per quanto possibile, di non seguire sempre gli stessi identici percorsi.

Questa è anche la filosofia di una grande viaggiatrice, nel libro:

La montagna vivente , di Nan Shepherd, Ponte alle Grazie

in cui l’autrice racconta le sue ripetute visite ad un complesso montagnoso della Scozia nord-orientale (i Cairngorm) visti e vissuti sempre con occhi diversi e da punti di vista diversi.

In Sentieri neri, di Sylvain Tesson, Sellerio, l’autore descrive e narra un modo di camminare sostanzialmente anarchico, in cui l’attenzione non è focalizzata sulla meta finale, che potrebbe anche non essere mai raggiunta, ma sulla possibilità che il viaggiatore devii dal percorso ottimale, per esplorare, approfondire, gustare  ciò che vi è “a lato“, idealmente realizzando un proprio, individuale, percorso…

I tre libri forniscono l’essenza del cammino secondo SlowTravel:

  • ogni camminata o passeggiata è un percorso di esplorazione;
  • ogni volta che torniamo in un luogo, potremmo vederne un aspetto diverso e intrigante;
  • la meta è importante ma arrivare non vuol dire percorrere un’autostrada quanto piuttosto conoscere il territorio che si attraversa.

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