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Perché una papera nel nostro logo?

In realtà nel logo di Slow Travel non c’è una papera.

È un Germano Reale.

A chi non è capitato di soffermarsi sulla riva di un laghetto all’imbrunire e tornare bambino gettando pezzetti di cibo a quei simpatici animali che sembrano la rappresentazione vivente della calma?

Ma il Germano Reale è anche un animale migratorio, che può percorrere migliaia di chilometri alla ricerca di altri laghetti dove attendere con calma la transizione delle stagioni.

Slow Travel è proprio così. Non la lentezza assoluta che sconfina nell’inedia, ma una una lentezza ragionata che permette di esplorare con serafica calma i luoghi dove trascorrere la bella stagione e poi… via alla ricerca di una nuova bella stagione.

Così lo Slow Traveller si sposta da un luogo all’altro, si ferma, gira in tondo, familiarizza con gli indigeni, forse si ferma del tutto o forse riparte.

 

Slow Travel. Come è cominciata…

Tutto è cominciato molto tempo indietro.

Il viaggio slow è sempre stato nella mente di alcune persone che hanno sempre cercato di concretizzare i propri viaggi (fossero essi di piacere, di riposo, di lavoro). Al ritorno c’era sempre qualcosa di diverso da raccontare, di inusuale, di non banale.

Piano piano si è delineato un modo non consueto di rapportarsi con i posti. Il dover partecipare a riunioni di lavoro in giro per l’Europa, ha permesso di conoscere molto bene città come Parigi, Londra, Dublino, Stoccolma, New York, Montreal, Madrid. Perché ogni volta c’era la volontà di approfondire la conoscenza dei posti. Così, a margine di una riunione in Austria, perché non andare a visitare le case di Hundertwasser? Oppure perché non ritagliare il tempo per una gita sul Chiemsee quando ti trovi per un periodo a Monaco? O come non accettare l’invito del collega finlandese a passare il fine settimana sulla sua isoletta?

Questo modo di viaggiare è diventato un un’abitudine, peraltro agevolata dal fatto che c’era sempre un collega-amico locale con cui condurre le esplorazioni. Che si è riflessa anche sul modo di viaggiare personale. Mai all’insegna della fretta, mai all’insegna dell’esibizione, sempre alla ricerca del contatto umano con la gente del posto, sempre disponibili a lasciarsi prendere dallo spirito del luogo, dai sapori, dagli orari…

E con notevole flessibilità per quanto riguarda i mezzi di trasporto. Come ci si muove in Belgio? ma con il treno, naturalmente. E in Olanda? Banale: con la bici. E l’Abruzzo come si visita? Zaino in spalla, senza dubbio. E l’America? Non si può sbagliare: in macchina. E il Veneto? con un mix di questi mezzi. Ma non solo il Veneto… Perché non è il mezzo di trasporto che determina la velocità del viaggio, ma è piuttosto la nostra predisposizione mentale a dettare il ritmo.

Così, per andare da Roma a Venezia, si possono impiegare anche un mese perché tra la partenza e l’arrivo ci sono talmente cose da assaporare (con la mente e con le papille) da farti perdere il senso del tempo. E non sta scritto da nessuna parte che si debba necessariamente arrivarci a Venezia, che si debba seguire obbligatoriamente il programma che si era stilato prima di partire. Perché il Montefeltro è meraviglioso e non ci si deve fermare per apprezzarne la natura, la storia, la gastronomia. Ed anche il delta del Po ti coinvolge con i suoi ritmi.

In questi moderni esploratori è cominciata lentamente (come avrebbe potuto essere altrimenti?) ad emergere l’esigenza di mettere a fattor comune le proprie idee… E piano piano ha cominciato a farsi strada l’idea dell’associazione, del sito (o forse è accaduto in senso inverso?).

Ecco, tutto è cominciato così.